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Il 5 novembre sarà inaugurata la mostra La geografia serve a fare la guerra? alla Fondazione Benetton negli spazi Bomben di Treviso e sarà possibile visitarla fino al 19 febbraio 2017.

Mappe, atlanti e opere d’arte racconteranno, attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche. Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale e il contesto delle celebrazioni della Grande Guerra offre un valido pretesto per indagare sulla loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori. Per questo il percorso espositivo si concentra sul periodo storico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri per raccontare anche un’altra geografia possibile, non per forza asservita alle logiche militari.

Geographische Verbreitung der Menschen-Rassen, in HEINRICH BERGHAUS, Physikalischer Atlas, Gotha: Justus Perthes, 1848

Geographische Verbreitung der Menschen-Rassen, in HEINRICH BERGHAUS, Physikalischer Atlas, Gotha: Justus Perthes, 1848

La mostra si apre con la sezione Rocce e acque, in cui si vede come con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – le mappe indurranno monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a Stati. La seconda sezione, Segni umani, si occuperà di raccontare l’uso del sapere geografico a fini propagandistici per trasmettere con forza l’idea di nazione ancora prima della sua ufficiale proclamazione politica.
La terza parte, Carte da guerra, porrà l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Prima guerra mondiale: simboli grafici per significare la smisurata industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme a segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori che volando imprendibili ad alta quota e percorrendo grandi distanze in breve tempo, informano e trasmettono ordini.

Veduta d’Italia, in La Geografia a Colpo d'occhio, tav. XVI, Lit. Corbetta, Milano 1853

Veduta d’Italia, in La Geografia a Colpo d’occhio, tav. XVI, Lit. Corbetta, Milano 1853

 

Carta del Teatro della guerra Italo-Austriaca dono del “Fanfulla” ai suoi Abbonati, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1915

Carta del Teatro della guerra Italo-Austriaca dono del “Fanfulla” ai suoi Abbonati, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1915

In tutte le epoche le mappe, prodotti sociali e umani per eccellenza, hanno raccontato i luoghi anche attraverso i toponimi esercitando su di essi un potere a volte aggressivo. Specialmente quando hanno alterato la grafia originaria di nomi secolari o addirittura quando questi ultimi sono stati sostituiti da altri di nuovo conio per farli corrispondere ai più recenti dominatori: l’olandese Niew Amsterdam diventa l’inglese New York; la tedesca Karfreit muta nell’italiana Caporetto per divenire la slovena Kobarid; l’asburgica Sterzing diventa la romanizzata Vipiteno. O ancora per rispondere a impellenti urgenze sociali e dar voce a speranze territoriali prima inespresse: “Alto Adige”, “Venezia Tridentina”, “Venezia Giulia”, o semplicemente, nel caso di un fiume, cambiandone il genere.

Planisfero con bandiere, tappeto annodato a mano, area di produzione Afghanistan

Planisfero con bandiere, tappeto annodato a mano, area di produzione Afghanistan

Ma è proprio vero che La geografia serve a fare la guerra? Certo, senza geografia le guerre non sarebbero nemmeno immaginabili, ma a fare la guerra è sempre l’uomo che per raggiungere i suoi obiettivi è disposto a utilizzare tutti i saperi disponibili come quelli della fisica, della chimica, della geometria o della matematica.

Aerostieri del Genio con palloni frenati, Archivio del Museo dell’Arma del Genio, Roma

Aerostieri del Genio con palloni frenati, Archivio del Museo dell’Arma del Genio, Roma

Questa mostra parla anche di un’altra geografia possibile, una geografia necessaria per riflettere e agire sul mondo quando proviamo a osservarlo dall’alto sfogliando le pagine dell’atlante rinascimentale di Abramo Ortelio che adotta il medesimo punto di vista di Dio, o contemplando The Blue Marble, la prima fotografia del pianeta terra vista dall’obiettivo degli astronauti dell’Apollo 17.

STATO MAGGIORE ITALIANO, UFFICIO COLOMBOFILO, Il piccione è pronto per partire, III, Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma

STATO MAGGIORE ITALIANO, UFFICIO COLOMBOFILO, Il piccione è pronto per partire, III, Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma

L’allestimento che Fabrica propone è un viaggio esperienziale, alla scoperta delle diverse mappe geografiche e dei luoghi che le hanno ispirate, attraverso la creazione di ambienti che coinvolgono il pubblico a percorrerli, a interagire con essi. L’intero progetto della mostra si combina con gli spazi di Palazzo Bomben, ricco di affreschi e di storia, in un dialogo di reciproca valorizzazione.

 

L’esposizione si avvale della partnership di Fabrica, che ha curato l’allestimento e il progetto grafico, e della collaborazione e del patrocinio della Regione del Veneto-Assessorato alla cultura.

La geografia serve a fare la guerra? Representation of human beings
mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche
da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017
martedì-venerdì 15-20, sabato e domenica 10-20
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche,via Cornarotta 7
www.fbsr.it
ingresso intero: 6 euro, ridotto: 5 euro, ridotto scuole: 4 euro

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