Enso, Mats Bergquist, tecnica mista su carta, 103,5x74 cm 2017

Enso, Mats Bergquist, tecnica mista su carta, 103,5×74 cm 2017

Lo stand, B11, nasce da una collaborazione tra Apart Art Advisory di Alberto Mariani e della galleria Atipografia.

Presentazione galleria

ATIPOGRAFIA

Atipografia è uno spazio per l’arte contemporanea nato ad Arzignano (Vicenza) nel novembre 2014 in una tipografia di fine Ottocento. Si compone di un grande spazio espositivo, un primo piano per incontri di carattere culturale e una residenza per artisti emergenti. In questi anni Atipografia ha consolidato con molti degli artisti ospitati un rapporto continuativo, che ha portato all’organizzazione di mostre in vari musei (MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli e Palazzo Ducale di Genova), diventando nel 2017 una vera e propria galleria.

APART ART ADVISORY

Apart Art Advisory nasce come realtà operante nel campo della intermediazione e vendita di opere di arte moderna e contemporanea, nonché come società di Consulenza (a vari livelli – fiscale, artistico e curatoriale) nel settore medesimo. Opero come libero professionista da 18 anni ed ho come principale specializzazione l’intermediazione e la compravendita di opere di Arte post war. Ambito di operatività: primo e secondo mercato.

Progetto portato in fiera

Il progetto è quello in allegato, Blind Time. Un progetto di Alberto Mariani e Elena dal Molin. Una selezione di opere di: Robert Morris,Man Ray,Felice Casorati,Jan Saudek, Mario Schifano,Piero Dorazio, Jiri Kolar, Giulio Paolini,Riccardo Licata,Antonio Corpora,Hernan Bas, Philip Taaffe,Andrea Martinelli,Riccardo Gusmaroli, Giorgia Fincato, Mats Bergquist, Mirko Baricchi, Stefano Mario Zatti.

Il sodalizio è nato da un Amore condiviso verso l’opera di una giovane Artista Bassanese, Giorgia Fincato. Così si sono incrociati i percorsi professionali di Apart Art Advisory di Alberto Mariani e Atipografia di Elena Dal Molin.

Blind time”, dunque: letteralmente “tempo cieco” ma, per estensione o allusivamente, tempo negato, violato, interrotto, obnubilato, confuso, precario, fragile.

Nel 1973 nacque il ciclo (tuttora inesausto) denominato appunto “Blind time drawings”, dal pensiero e dalla mano di Robert Morris,uno dei massimi esponenti del Minimalismo Americano. Quell’eccezionale (e unico in tutta la Storia dell’Arte) corpus di lavori,realizzato con gli occhi chiusi (completamente bendato),con grafite in polvere e/o inchiostri all’acquaforte e stesi sulla carta con l’uso delle dita, è stato l’incipit narrativo di questo progetto espositivo.
Una ricerca di opere che copre un arco temporale di circa ottant’anni e che ha il denominatore comune della riflessione sulla “condizione umana” e sull’ondivaga percezione della fragilità della stessa.

Inevitabilmente,le infinite declinazioni di questo “filo rosso” ci hanno invitato ad interrogarci sul destino comune,sulle derive della vita e su quelle dell’Arte.
Domande poste a noi stessi e che verranno riproposte allo spettatore, in un rimando di suggestioni,stimolazioni sensoriali,massaggi neuronali, per provare a trovare risposte definitive ed ormai divenute urgenze.

Morris arrivò a marginalizzare il talento,sempre considerato condizione necessaria (anche se non sufficiente) del “fare Arte”, eliminando uno dei sensi (la vista,appunto).

“Il fatto di non vedere il foglio mentre disegno-scrisse l’Artista-mina tutte le idee di intenzionalità e rimette in questione lo statuto di errore come criterio limite.”

Dentro quelle riflessioni e quei raggiungimenti c’è tutto il senso che abbiamo voluto dare a questa faticosa ma speriamo fruttifera ricerca.

Jean Baudrillard aveva sentenziato,di fatto,la morte dell’Arte,constatando la reiterazione del riciclo della realtà da parte della stessa. Noi crediamo che,in fondo ed al contrario,l’unica menzogna ormai tollerabile,e forse salvifica,sia proprio quella dell’Arte! Ci accodiamo quindi a Goya: “Se abbiamo l’Arte è per non morire di troppa verità”.

Descrizione di una o più opere presentate in fiera

Pangea, Mirko Baricchi, tecnica mista su carta,50×70 cm 2017

Una serie di neri che con un gesto nitido, tramite cancellazione, mantengono pulizia e sintesi pittorica. L’esperimento è di togliere o cancellare tratti appena prodotti per aprire un orizzonte futuro che però amplifichi il tratto originario.

Pangea, Mirko Baricchi, tecnica mista su carta,50x70 cm 2017

Pangea, Mirko Baricchi, tecnica mista su carta,50×70 cm 2017

Enso, Mats Bergquist, tecnica mista su carta, 103,5×74 cm 2017

“Forma è vuoto, vuoto è forma”. Questo concetto è espresso nel Sutra del cuore, scritto in sanscrito nel I sec d. C. viene riportato alla base dell’opera e cancellato. L’artista svedese lavora su una cornice che ospita due piani di carta, uno bianco e uno nero. Un cerchio appare tra i due piani: l’assenza rappresentata dal foglio bianco rivela una forma nel foglio nero.

Enso, Mats Bergquist, tecnica mista su carta, 103,5x74 cm 2017

Enso, Mats Bergquist, tecnica mista su carta, 103,5×74 cm 2017

Sito web: http://www.atipografia.it/

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